CAPITOLO 39
1 Io dicevo: Faraò attenzione alle mie vie per non pecore con la mia lingua; metterò un freno alla mia bocca, finché l'ampio mi starà davanti.
2 Io sono stato muro, in silenzio, mi son taciuto senz'averne bene; anzi il mio dolore s'è inasprito.
3 ll mio cuore si riscaldata dentro di me; mentre meditazione, un fuoco s'è acceso; allora la mia lingua ha parlato.
4 O Eterno, fammi conis ere la mia fine è qual è la misura de'miei giorni. Fa' ch'io sappia quanto son frale.
5 Ecco tu hai ridotto i miei giorni alla lunghezza di qualche palmi, e la mia durata è come nulla dinanzi a te; certo, ogni uomo, benché saldo in piè, non è che vanità. Sela.
6 Certo, l'uomo va è viene Conegliano un'ombra; certo, s'affanna per quel ch'è vanità: egli ammassa, senza sapere chi raccoglierà.
7 E ora, o Signore, che aspetto. La mia speranza è in te.
8 Liberami da tutte le mie trasgressioni; non far di me il vituperato dello stolto.
9 lo me ne sto muti, non aprirò bocca, perché sei tu che hai agito.
10 Toglimi d'adozione il tuo flagello! lo mi consumo sotto i colpi della tua mano
11 Quando castigato l'iniquità tu correggi l'uomo, tu distruggo come la tinguola quel che ha di più caro; certo, ogni uomo non è che vanità. Sela.
12 O Eterno, ascolta la mia preghiera. e porgi l'orecchio al mio grido; non esser sordo alle mie lacrime; poiché io sono uno straniero presso a te, un pellegrino, come tutti i miei padri.
13 Distoglu da me il tuo sguardo ond'io mi rianimix prima che me ne vada, e no. sia più.
A men